Conclusioni

Sono poche per chi si aspetta di piu; sono tante per chi si deve scrollare di dosso una generale e fastidiosa diffidenza; sono sufficienti per alimentare verso i SS. Martiri rispetto e devozione.
Per quanto riguarda l’autenticità degli Atti e quindi la certezza intorno all’esistenza e alla Vita:
A) Sono quasi del tutto da rigettarsi gli Atti di Trasacco e di Assisi. Essi rimangono come testimonianza di una mentalità e di una cultura del periodo storico che gira intorno al Mille.
B) Sono da accettarsi senza esitazione gli Atti di pistoia nella loro parte centrale quale copia fedele di “piu antichi Documenti” che ci riportano al periodo immediatamente successivo al martirio (237).

Per quanto riguarda il contenuto:
A) Salvo i nomi dei Martiri, il campo d’azione che inizia e si conclude nella Marsica e il martirio, va fatta piazza pulita della venuta da lontano, di molti personaggi, dei discorsi teologici, dell’andata ad Assisi ecc…
B) Va accettato il contenuto della parte centrale degli Atti di Pistoia quale descrizione semplice, reale, scarna e distaccata dei fatti storici, di posizioni geografiche, di nomi di paesi e luoghi come ci si potrebbe aspettare da un qualsiasi scrittore onesto di storia civile.

Per quanto riguarda l’identità dei tre Rufino venerati a Trasacco, Assisi e Pistoia, siamo del parere che non hanno niente a che vedere fra loro; sono tre personaggi totalmente diversi per le ragioni che quà e là abbiamo accennato e che qui ricapitoliamo:
A) Il vero S. Rufino di Pistoia era probabilmente Vescovo, solamente Confessore, non certamente martire, mentre quello di Trsacco è certamente Vescovo e Martire. Il nostro S. Rufino fu accomodato per quello di Pistoia e percià fatto morire di morte naturale.
B) Il vero S. Rufino di Assisi, quello venerato prima del 1030, era solamente martire, non Vescovo come quello di Trasacco, quindi diverso. Tutte le correzioni aggiunte agli Offici e ai Breviari per un Rufino Vescovo sono posteriori alla scoperta di Maurino. E poi prima del 1030 in Assisi era venerato solo Rufino, mentre dopo il ritrovamento degli Atti, nella stessa Assisi si incominciò a venerare San Rufino Vescovo e Martire indissolubilmente unito a S. Cesidio.
C) Il vero S. Rufino di Trasacco è Vescovo e Martire, sempre venerato nella Marsica insieme a S. Cesidio, morto probabilmente a Marruvio o nel suo Territorio, riportato a Trasacco ed ivi sepolto.
Non è esclusa una via di mezzo che contempla la sovrapposizione della stessa narrazione.
Potrebbe esser successo che dietro il ritrovamento degli Atti da parte di Maurino nel 1030, gli Assisinati abbiamo accantonata una storia, del resto mai scritta, del loro santo,pur continuando a venerarne il Corpo, ma a questo solo martire abbiamo applicato la storia del San Rufino di Trasacco.
Di modo che si veniva a verificare che i corpi erano diversi, ma il racconto della Vita era simile. Cosi come avvenne per il Rufino di Pistoia. Si tratta però sempre di una appropriazione indebita; comunque è una soluzione che se non rassicura tutti, disturba il meno possibile.

Nell’una e nell’altra scelta sono salvaguardati i valori della pietà e della tradizione. Pensiamo ai legami che nel passato hanno unito la Marsica e l’Umbria per i SS. Rufino e Cesidio; alle pitture della sacrestia di Trasacco e a quelle di Assisi che intrecciano motivi marso-umbri.
Più di tutto va il pensiero alla devozione che ebbe San Francesco per S. Rufino. Egli fu battezzato infatti nella Cattedrale intitolata al Santo; durante la sua vita avvenne la traslazione solenne del Corpo nel suo definitivo deposito (1212).
Di San Francesco si conserva come reliquia un Breviario dove si legge la nuova festa di S. Rufino. Allora ci accarezza l’idea che nelle due volte che il Serafico attraversò il Lago di Fucino (1216 -1222), se non approdò a Trasacco, almeno le imparti una speciale benedizione.

(Testi tratti dal libro “Rufino e Cesidio”)
(Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

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