Visitatori illustri

Il Santuario di San Cesidio dunque ha avuto specialmente nel secolo XVIII una risonanza nazionale e una stima non soltanto tra la gente comune, ma anche tra personaggi civili ed ecclesiastici che si portavano ad esso con grande devozione a pregare, celebrare la Messa e baciare il sacro Braccio. Ricordiamone alcuni.

MONS. DOMENICO BARTOLINI

“Domestico della sentità di nostro Signore Pio Papa IX, reggente del tribunale supremo della sacra consulta, consultore della sacra congregazione dell’indice, indulgenze e reliquie, socio ordinario e censore della pontificia romana accademia di archeologia etc. etc.”, autore della:
“DISSERTAZIONE SOPRA L’ANTICO ORATORIO CHE EBBERO I PRIMITIVI CRISTIANI DELLA REGIONE DEI MARSI OGGI BASILICA DI SAN CESIDIO PRETE E MARTIRE PRESSO TRASACCO ALLE SPONDE DEL LAGO FUCINO” 1853, letta alla Pontificia Romana Accademia di Archeologia.
Per questo studio piu volte e per molto tempo dovette portarsi e restare a Trasacco seguendo attentamente la vita che si svolgeva intorno al Santuario. Lo attesta egli stesso come riferito in precedenza: “Io stesso sono testimone di alcune guarigioni istantanee di angine acutissime all’istante col cingere il collo dell’infermo con uno di quei cordoncini benedetti al contatto del Braccio di San Cesidio…”.
La sua profonda e specifica cultura e il suo prestigio non gli potevano permettere di riferire notizie erronee o frutto di fantasia.

S. ECC. LUDOVICO SABBATINI

Vescovo dell’Aquila. La sua visita al Santuario di San Cesidio fu oltremodo solenne con premuroso preavviso da parte del vescovo dei Marsi Brizii in questi termini; “Dovendosi portare costi Monsignore Ill.mo Vescovo dell’Aquila per venerare codesto gran Santuario, non meno V.S. che tutto codesto Clero gli eschino incontro con riceverlo a suono di Campana, mettere il Genuflessorio collo Strato in mezzo alla Chiesa e se li facciano tutte le finezze possibili secondo il merito di detto Prelato e 1’obbligazioni che me n’assistono.
Del seguito si compiacerà darmene riscontro e la benedico.
11 luglio 1751″. (cfr. Rogito I pag. 49).
Dietro la missiva del Vescovo dei Marsi il De Gasperis annota:
Li 14 luglio 1751. Il retroscritto Prelato dell’Aquila il Signor D. Vescovo Ludovico Sabbatini arrivo sulle ore in circa undici e celebro Messa nell’Altare Maggiore assistito da me Abbate e Don Cesidio Canonico De Paulis; fu ricevuto secondo Mons. Nostro ci comando e resto molto consolato in ogni cosa, ma molto piu pago dell’odore santo che tramanda di Paradiso 1’Osso e Carne Santa del braccio del Glorioso San Cesidio”.
Alla richiesta da parte del De Gasperis di stendere una Relazione a Roma circa i miracoli e I’odore, il Vescovo Sabbatini cosi risponde:
“Io son tenuto alla sua bonta e di tutti codesti Signori che 1’altro di con tanta garbatezza mi favorirono. E’ falso che io abbia ricevuto grazia dal Santo come e verissimo che io abbia sentito l’odore. Per la fede io son prontissimo a farla, ma poco o nulla servira perché facendo queste fedi a richiesta delle parti, a Roma non ne fan troppo conto, e mi creda essendo io pratico di Roma. Se dunque avete qualche idea per Roma, fatemelo sapere che io appoggerò al mio Agente l’affare; o per fare piu impressione la deposizione mia, sarebbe che si ricorresse al Cardinal Tamburini Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti e a Mons. Valenti Promotore della Fede; e se essi fan difficoltà per 1’odore, dica che scrivano a me per saperne il netto, perché essendo ambedue Amici e avendo per lor bontà di me concetto, mi scriveranno e farà la mia lettera molta impressione. Riverisco tutti i Signori Compagni e pieno di stima mi dico davvero di V.S.
Celano 17 luglio 1751”.
A dimostrazione della sua sincera venerazione verso San Cesidio, il 23 agosto 1759 torno ancora una volta al Santuario per celebrarvi la Messa e baciare il Sacro Braccio.
(cfr. Protocollo, pag. 231 e Rog. I, pag. 50).

S. ECC. GIUSEPPE COPPOLA

Predecessore del Sabbatini nella Sede dell’Aquila, molto stimato per la sua vasta dottrina. Venne al Santuario accompagnato dal suo Vicario Generale e da molti servi e domestici.

S. ECC. PIETRO ANTONIO CORSIGNANI (1686-1751)

Originario di Celano. Uomo dottissimo e scrittore di rinomata fama, tra 1’altro scrisse il De Viris Illustribus, Regia Marsicana e Commentario sui Martiri celanesi nelle quali opere diffusamente parla dei nostri Santi.
Fu Vescovo di Venova e poi di Sulmona. Non passava anno che non venisse di persona a venerare il Sacro Braccio. (Cfr. Prot. pag. 233).

VENERABILE PADRE ANTONIO BALDINUCCI

Missionario Apostolico della Compagnia di Gesù, venne a Trasacco a tenere una Missione nel 1711. Durante la sua predicazione av-vennero fatti strepitosi che il De Gasperis cosi riferisce alle pagg. 234-235 del Protocollo: “… venne li 24 maggio 1711 e aperte le Sante Missioni incontrossi la solennita della Santa Pentecoste, colla seconda Festa in cui piu e diversi popoli e Province concorrono alla devozione del Glorioso San Cesidio e entrato in chiesa comeche il detto Berardino gli portava le Balice che esso Padre portava per suo uso, inginocchiossi davanti il SS. Sacramento e disse: “Sia lodato Gesu Cristo. Siamo arrivati al Paradiso”.
Il defunto mio nonno Carlo Frezza e madre mia Grazia e nonna Domitilla piu e piu volte mi raccontavano essere stato veduto da loro ed altri cittadini che mentre predicava, camminava in chiesa, celebrava la Santa Messa andava in aria e come brillando, godendo persisteva nella medesima esortando tutti: “Rispetto alla chiesa, ma in questa piu delle altre perche consacrata dal Sangue di tanti Martiri oltre di Gesu Cristo nostro Signore.
Per 1’amor di Dio non sputate sul pavimento, ve lo proibisco! e se avete da sgravarvi, fatelo col naso o bocca, le donne al zinale e gli uomini al fazzoletto…”.
Mentre faceva le sante Missioni, in un giorno vennero qui in Trasacco due donne della Valle di Sora (Timoteo dice fossero di Civitantina diocesi di Sora), spiritate ed ossesse ed entrate in chiesa si portavano ove stava predicando il detto venerando Servo di Dio Baldinucci il quale ordino che si portassero a baciare il Sacro Braccio di San Cesidio come fece in quei tempi il Rev. Canonico pio D. Francesco Lucidi. Giunte al santo Bacio della medesima Santa Reliquia le indemoniate donne gridarono: “Oh! che puzza! Oh che puzza!” riluttando baciarla, ma il venerabile Padre Missionario le comando a cio fare; gli prestarono obbedienza. Baciata la Santa Reliquia, immediatamente furono liberate da quei maligni superbi spiriti e sane restarono gridando: “Oh che odore! Oh che odore!”.

Meritevole di essere riportato quanto il De Gasperis continua a riferire a pag. 235 dello stesso Protocollo, sia per quanto riguarda il Santo Braccio, sia per le notizia sulla Panarda e sulla solennità della celebrazione della Pentecoste unita alla terza festa dei SS. Martiri. “In questo anno della Missione, panardando (cioe organizzando la Panarda) il Priore della Festa dello Spirito Santo ed avendo invitato alli soliti tre Panegirici un certo Sig. D. Francesco sacerdote secolare Agnitti di Anversa Diocesi di Sulmona, fe cedere il predicare il suddetto Venerando Servo di Dio Baldinucci che invitato aveva prima il popolo al concorso di udire le Glorie di S. Cesidio, recitandosi quelle d’altro piu degno e virtuoso sacerdote.
Umilta del Santo! Nel di di S. Cesidio, feria seconda della Pentecoste, veduto fu dal Rev. Canonico D. Antonio Aspromonte della cattedrale di Pescina, venuto in occasione della musica come studente in quei tempi, osservo che mentre esso Agnitti narrava in pulpito le gesta del Glorioso Santo, il Ven. Servo di Dio Baldinucci collo sbordone in mano, inginocchioni sotto li piedi di esso Oratore, stava ascoltando.
Fu tanto devoto esso Ven. Servo di Dio che piu volte rifece questa strada per nusar (odorare) quelle sprituali delizie col Santo Braccio di Cesidio, onde piu diffusamente in Protocollo veder si puole, essendone la comprova che si conserva il Suo confessionale colla tale scrizzione: “Sacras Confessiones V.P. Antonius Baldinucci Apostolicus Missionarius Societatis Jesu hic audebat MDCCXI = Qui ascoltava le Sante Confessioni il Venerabile Padre Antonio Baldinucci Missionario Apostolico della Compagnia di Gesu. 1711”.

GRAN CONTESTABILE COLONNA D. FABRIZIO

Dei Contestabili Colonna fu quello che si dimostro maggiormente attaccato al Santuario e al Braccio di San Cesidio. Rimasto prodigiosamente guarito dal male di gola, posteme o scrofole, più volte si porto a ringraziare il Santo e come segno della sua devozione fece appendere alla Statua una targa d’argento. (cfr. Prot. pag. 236).

UN CARDINALE ED ALTI PRELATI ROMANI

Leggiamo sempre nel Protocollo, pag. 223: “Carlo Alberto Guidobono Cavalchino, Patrizio Dertonese, nell’anno 1740, essendo Segretario del S. Concilio, dal regnante nostro Pontefice Benedetto XIV insignito della Porpora Cardinalizia per i meriti delle sue virtù, Prefetto della Sacra Congregazione dei Vescovi e degli Ordini Regolari, con altri religiosi della Societa di Gesu e uomini di scienza ecclesiastici secolari visitarono questi nostri Santi Patroni Cesidio e Rufino e loro Compagni Martiri”.

E nel medesimo Protocollo, pag. 237: “Li quattordici ottobre 1752, giorno di sabato, ottava della dedicazione di questo Sacro Tempio, vi fu l’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor Maggiordomo di Sua Santita Papa Benedetto Decimo Quarto Regnante (che Iddio feliciti e prosperi), l’Eccellentissmo Signor D. Marcantonio Colonna col Signor Canonico Bonacci, Signor Canonico della Ritonna di Roma Mattei ed Avvocato dei Riti D. Carlo Mossi.
Quali tutti restorno pachi per il residuo vetusto dei Cesari Claudio Nerone e Traiano Romani.
Ma molto piu per il gran Santuario ed odore di Paradiso del Braccio di esso S. Cesidio”.

UN POETA

Riportiamo quanto scrive il De Gasperis a pag. 276 del Protocollo:
“Li 25 ottobre 1760 il Padre Sacerdote F. Francesco Maria da Lagonegro Cappuccino della Provincia di Salerno del Regno di Napoli, seu Basilicata di esso Regno, di persona propria si portava qui in questa Insigne Collegiata dei SS. Cesidio e Rufino di Trasacco a rendere le dovute grazie al Glorioso San Cesidio liberatore piu volte del male di gola ricevute per il tolo tatto del laccetto che toccato era nel Sacro Braccio di esso Glorioso Santo ed in segno della verita di proprio pugno e con lacrime sugli occhi ne lascio qui la seguente testimonianza): UNA PERSONA DIVOTA IN PERENNE TRIBUTO DI OSSEQUIOSA GRATITUDINE AL FEDEL SACERDOTE E MARTIRE S. CESIDIO

Sonetto

Ecco ai tuoi piedi un pellegrin divoto,
Che a render grazie del campato male,
Qui dove il BRACCIO tuo, braccio fetale
Tronco, vien egli a sodisfar suo voto.

A qual parte del mondo ei non e noto
Del tuo BRACCIO il poter divo immortale?
Se, al contatto sol di un laccio frale,
Dai, cortese, a chi l’usa e vita e moto?

Io son colui che tante volte e tante
V’ho chiamato in soccorso, e Voi, pietoso,
Accorreste al mio mal, quasi in istante.

Deh mio Gran Protettor, Campion famoso
Mi guidi il BRACCIO tuo, fido e costante,
Per teco poi godere, in ciel, riposo.

UN PITTORE

A pag. 40 del Rogito I, il De Gasperis annota: “Li 9 luglio 1752, domenica seconda del medesimo mese, venne a render grazie a San Cesidio il Sig. Preside dell’Aquila D. Bartolomeo Capradoni ed il Sig. Bartolomeo Pescicelli Segretario, e il Valente Pittore Abbate Cavaliere Ranucci di Fonno (Fondi), il quale Pittore riconobbe la Pieta pittata nel muro alla Porta degli uomini essere (della) Scola del Pittore Michelangelo Buonarrota da due cento anni fa”.

Tra il De Gasepris e il Ranucci corse subito. una reciproca stima e il pittore fu incaricato di eseguire, come esegui in effetti, alcuni quadri della chiesa tra i quali principalmente quello di S. Giovanni Evangelista e della Concezione nell’Oratorio. Va ricordato che il Ranucci non solo lavoro a Trasacco, ma anche a Massa d’Albe, Pescina e Tagliacozzo per limitarci solo alla Marsica. (cfr. Aspetti storici di Trasacco, pag. 34).

S. ECC. LUDOVICO ANTINORI

Uno dei piu illustri letterati del 1700, nativo dell’Aquila, fatto vescovo di Lanciano e poi di Matera e di Acerenza. Venne a Trasacco nell’aprile del 1765 e vi rimase quattro giorni per venerare il Santo e per far personale ricerca sul suo Martirio. Rimase per lungo tempo in corrispondenza epistolare con il De Gasperis e di lui si conservano alcune lettere inedite. Ci rimane anche una correzione di una copia degli Atti fatta dal De Gasperis.

S. ECC. FRANCESCO ANTONIO MARCUCCI Poeta latino

Nativo di Ascoli Piceno, illustre scrittore di argomenti storici, morali e dogmatici, fondatore dell’Istituto delle Suore dell’Immacolata, eletto Vescovo di Montalto nelle Marche. Si distinse per la sua devozione al Braccio di San Cesidio che cerco di diffondere nelle Marche. Nei Rogiti si conservano di lui moltissime lettere scritte all’Abate De Gasperis e nella biblioteca quasi tutte le sue opere. Rimasto famoso e ormai passato alla storia il suo Responsorio che tuttora si canta a Trasacco al Braccio di San Cesidio:
Si gutturis contagia
strumaeque luem imbrobam
vitare in aevum expetis
Cesidii nomen invoca

Deus, Cesidii precibus
da, quaeso, nobis veniam;
Cesidium invocantibus
Tu bona cuncta tribue.

Quot hostium insidias
quot mala, quot pericula,
mox expulit Cesidius Nunc Transaquenses referant.

Deus, Cesidii precibus…
Gloria Patri et Filio
et Spiritui Sancto.

Deus, Cesidii precibus…

Ascoli Piceno 1764 Se il mal di gola infauto
di struma il fiero morbo
vitar tu vuoi, Cesidio
chiama con viva fe.

Oh Dio, deh! per Cesidio
perdono a noi concedi:
quei che Cesidio invocano
colma d’ogni favor.

Quante nemiche insidie
quanti perigli e mali
i Trasaccani narrino
Cesidio ognor bandi.

0 Dio, deh! per Cesidio…
Al Padre e al Figlio gloria
e allo Spirito Santo.

0 Dio, deh! per Cesidio…

Vers. di D. Domenico De Vincentiis
Esiste un’altra versione di D. Giuseppe Cuciz che pero non ha avuta uguale fortuna.

UN VALENTE PREDICATORE

Padre Giuseppe Bonavenia della Compagnia di Gesu
Tenne a Trasacco il panegirico in onore di San Cesidio il 31 agosto 1888, dato alle stampe nel 1915 presso la tipografia Cuggiani, Roma. Di questo panegirico crediamo opportuno riportare il passo che si riferisce al Santo Braccio:
“…Al gentile invito che ebbi dal zelante vostro Pastore (1), non dissimulero che io mi sentii colmare 1’anima di consolazione; e sebbene la mia pochezza mi ritraesse dall’accettare il grave ufficio, nondimeno l’affetto che io nutro verso il grande Cesidio, vostro e mio particolar Patrono (2) la vinse sopra ogni altro riguardo. Porsi allora mente al modo da tenere nel celebrar le sue lodi e parvemi di sentire come diretta a me quella voce dell’Ecclesiastico: Glorifica manun et brachium dextrum: glorifica la mano e il braccio destro.
Glorifica la mano, vale a dire le opere; glorifica il braccio destro, vale a dire i prodigi di San Cesidio. Che la mano significhi le opere e cosa usitatissima nelle divine Scritture, e mi passo dal recarne esempi. Che il braccio poi dinoti i prodigi, vel dice 1’Ecclesiastico medesimo il quale prodigi domanda al Signore appunto con quel suo: Glorifica… brachium dextrum.
E qui tutto al mio proposito vel dica pure quel prezioso braccio destro di Cesidio il quale voi possedete gia da secoli e per mezzo del quale si piace il Signore di riempire non solo queste vostre contrade, ma tutto il mondo di meraviglie. Adunque prestatemi benevole attenzione mentre io nel ricordare brevemente le opere e i prodigi di San Cesidio, verro dimostrando in Lui 1’Apostolo, il Martire, il Taumaturgo dei quella Fede che egli tra voi sparse e dilato con le sue fatiche, sugello col suo sangue, confermo e conferma continuamente con i suoi prodigi: Glorifica manum et brachium dextrum.

Note
1) Don Domenico De Vincentiis
2) Nel prologo del panegirico 1’oratore accenna ad una sua guarigione dal mal di gola ottenuta da San Cesidio.

(Testi tratti dal libro “Il Braccio di San Cesidio”)
(Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

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