Un’antica e attuale questione

Le gesta dei SS. Martiri Rufino e Cesidio sono narrate negli Atti di Trasacco, Assisi e Pistoia e sono state scritte in vari tempi che vanno dal secolo IV-V (Atti di Pistoia) al secolo XI (Atti di Trasacco e di Assisi).
Specialmente gli ultimi due risultano infarciti piu di Leggende che di vera storia. Il tentativo di setacciare le une dall’altra ci ha fatto ritrovare come nel mezzo di un labirinto dove il disorientamento ha fatto a volte venir meno le forze e consigliato di abbandonare. Abbiamo insistito fra contrastanti e fallose indicazioni, riuscendo alla fine, si spera, a sciogliere molti dubbi e a gustare molte certezze.
Non siamo i primi e non saremo gli ultimi ad affrontare questo ingarbugliato problema.
Ci hanno provato S. Pier Damiani (1), il Baronio (2), il Febonio (3), 1’Ughelli (4), i Bollandisti (5), il Corsignani (6), il De Gasperis (7), 1’Antinori (8), il Di Costanzo (9), via via tutti quelli che a Trasacco, Assisi e Pistoia hanno scritto la Vita dei SS. Martiri, dall’Egidij canonico di Assisi al Mezzadri (10), dal P. Nicola Angelini (11) al Blasetti (12) e al De Vincentiis (13), ai quali si aggiungono tantissimi altri scrittori dei quali si puo avere conoscenza nello studio del Brunacci (14).


Fino al secolo XVI ognuna delle tre chiese venerava i propri Santi pacificamente, senza disquisizioni critiche.
Ad iniziare la “questione rufiniana” fu il Baronio che dietro pressione del padre sposato con Porzia Febonio di Trasacco, (cfr. Bibl. Sanct. col. 477), nel 1586, scrivendo il Martirologio Romano, ai giorni 11 e 31 di agosto inseriva i SS. Rufino e Cesidio e nelle note alle rispettive voci esprimeva il suo autorevole parere circa l’identita del Rufino di Trasacco con quello di Assisi e circa l’autenticita dei vari Atti.

Segui il Febonio che dopo attento esame del Manoscritto di Trasacco, una andata di persona ad Assisi e Pistoia e varia corrispondenza con gli scrittori interessati del tempo, pubblico in fretta una prima Vita dei SS.MM. nel 1643. Ecco la sua testimonianza: “… Havendo pertanto io visto li fatti eroici dell’invitti Martiri Cesidio Sacerdote e Rufino suo padre, primo Vescovo dei Marsi, starsene occulti nelle perplessita d’huna Historia, che la diversita d’alcuni accidenti li tenevano sepolti, accio non solo questa Provincia, che con affetto singolare li riverisce come primi Padri e Protettori, ma le lontane e convicine d’Essi devote la sappiano raccontare, e con il racconto si esercitino all’imitazione. Ho cercato per quant’ho potuto di ridurli in consonanza, e nella pura verita dell’Historia in semplicita di parole senz’aggiungervi altro del mio che la chiarezza ne luoghi dubij e quel che mancava alli manoscritti di questa mia Insigne Colleggiata 1’ho tolto dagli Atti di Pistoia e di Assisi. Per la quale doppo aver cercato molte antiche scritture e memorie, sono stato anche in persona in quei luoghi ove la necessita dell’opera mi astringeva.
E con piu lungo discorso, nell’annotazioni alla latina, che nella descrizione de Popoli dei Marsi, che sta ora sotto la mia penna (piacendo a Dio) si vedra approvato il tutto.


Le quali annotazioni con il compendio della vita medesima ed altri antichi Documenti, ha avuto da me il Sig. Francesco Brunetto di Campoli, che scrive le antichita del Regno di Napoli, e per le mani di un mio amico, con un breve discorso volgare di questi paesi, fatto anche da me, sono pervenuti in Napoli in potere di altro scrittore, che e per darle alle stampe. Il che mi ha affrettato a dar fuora la presente giudicando non poter cosi presto complire 1’opera incominciata, qual ancor per essere latina non potra sodisfare alla divozione de molti che non sono intendenti di quella lingua”.

A questa prima Vita in italiano ne seguirono altre due: una pure in italiano e 1’altra in latino con l’intento preciso di risolvere “i dubij” quindi di fare un lavoro critico.
L’opera in latino, voluta per i dotti, o non fu portata a termine o e andata perduta con tanti altri Manoscritti lasciati dall’autore; quella in italiano e stata rintracciata dallo scrittore Giorgio Morelli nella Bibl. Casanatense e porta il n’ 2375. E scritta da mano diversa, ma corretta personalmente dal Febonio in piu punti. Porta il Titolo: “VITA DI SAN RUFINO MARTIRE VESCOVO DEI MARSI, ET S. CESIDIO PRETE SUO FIGLIO, ET COMPAGNI, TRATTA DAGLI ATTI DELLA CHIESA DI TRASACCO, ASSISI ET PISTOIA”. Inizia con le parole: “Il tarlo mordace del tempo…” e continua: “…Questo neufragio (la distruzione dei Documenti) fra gli altri patirno gli Atti de Martiri, invitti di Cristo, Rufino, et Cesidio, che involti in varieta de racconti (per la diversita di cio, che ne recita la chiesa di Trasacco, nei Marsi, quella d’Assisi, e Pistoia, dove sor= venerati con culto solenne, per il patrocinio de luoghi, et conservazione de loro reliquie, e memoria del martirio) che ci diede a non poco da pensare per ridurli in consonanza; mentre 1’anno 1642 ne tessemmo 1’historia, et con semplice narrativo la esponemmo all’occhio del mondo, tralasciando dichiarare le difficolta, per non tramezzare con esse il dire; et accio non risorgano e resti nella purita, abbiamo deliberato scioglierle, e palesare i motivi della contestura, con le ragioni, che ne mossero ad intrecciarla, e soddisfare alla curiosita de lettori, nella chiarezza della semplice verita…” (pagg. 1-2).

In verita, confrontando le due Vite, si riscontrano pochi chiarimenti degli aspetti nebulosi che i successivi studiosi hanno riscontrato nei tre Atti.
Ma non si potevano apportare sostanziali cambiamenti nel giro di pachi anni e quando gli studi critici erano appena agli inizi.
Queste comunque le novità riscontrate:
1) La premessa di un prologo (pagg. 1-8) dove vengono presentati i tre Atti di Trasacco, di Assisi e di Pistoia. Si discute sulla loro antichita e conservazione; si parla di eventi storici tra cui la venuta dei Saraceni nel 937 che cagiono la distruzione degli Atti originali di Trasacco; si parla del tentativo successivo di reintegrarli in qualche modo.
2) Una predilezione per gli Atti di Assisi espressa a pag. 8 con le parole: “Hora noi con concordare le Historie di tutte tre le chiese, e cassare da quella di Trasacco, queJlo che non confa con quella di Assisi, et non ammettere gl’errori di quella di Pistoia, habbiamo contesta la presente, nel cui successo sgombraremo il resto delle difficolta, per quanto il lume della luce infallibile concedera al nostro demerito”.
3) Ammissione della priorita degli Atti di Trasacco su quelli di Assisi a pag. 2, in questo modo: “La Legenda di Trasacco e d’Assisi, non sono disimili, se non nel luoco, e modo di morire di S. Rufino; nel resto sono uniformi, anzi un istesso dire, vedendosi la seconda, tratta dalla prima, e ristretta solo nella gravita del parlare, per accomodarsi all’Officiatura”.
4) L’identificazione di Amasia per una città della Cappadocia e non della Frisia (Germania). Ecco le sue parole: “Nella prima impressione, errassimo con 1’opinione del volgo con 1’affermare che la città di Amasia fusse quella della Frigia, detta piu tosto Amasia, posta alle rive del fiume Albi, chiamata hora Masburgo, e corrigendo 1’errore diciamo essere Amasia, quella che fu patria di Strabone”.
5) L’accenno, a pag. 32, di alcune reliquie delle Sante Nicea e Aquilina, venerate nella chiesa di Trasacco.
6) Una piu precisa identificazione, a pag. 42, dell’Arco di Augusta con riportare la relativa epigrafe ed altre notizie archeologiche.
7) Accenno, a pag. 47, a notizie storiche sulla chiesa di S. Rufino nella omonima località tra Trasacco e Ortucchio.
8) Descrizione, a pag. 50, dell’aculeo alla cui pena fu condannato Andrea.
9) Racconto, da pag. 65, di alcuni miracoli ripresi dagli Atti di Trasacco.
10) Conclusione della seconda Vita con rinnovata adesione alle versione di Assisi.

Era quello il tempo nel quale i Bollandisti portavano avanti la colossale opera critica degli ACTA SANCTORUM. Non risulta che il Febonio sia stato direttamente in contatto con loro, ma tramite l’Ughelli e l’Olstenio con i quali era legato da una stretta amicizia e da una fitta corrispondenza, collaboro indirettamente; comunque e sempre il Febonio al centro della “questione rufiniana” riferendosi spesso a lui i Bollandisti quando vogliono chiarire i passi escuri degli Atti di Trasacco.
Alla Vita prima in italiano faceva eco la Vita di S. Rufino dell’Egidij, cononico della cattedrale di Assisi, pubblicata appena undici anni dopo (1643-1654). Non sappiamo se il secondo lavoro in italiano del Febonio sia contemporaneo, precedente o successivo a quello dell’Egidij.
La Vita e rimasta manoscritta e nel contesto non traspare l’anno o il periodo. A pag. 75 il Febonio parla di sfuggita del suo incontro in Assisi con l’Egidij e si limita a definirlo”… homo di molta erudizione”.
Fatto sta che i due sentono il bisogno di mettere a confronto i tre Atti di Trasacco, Assisi e Pistoia nel tentativo di concordare la narrazione, eliminare le differenze e presentare una storia confacente alle esigenze delle tre chiese. Gia e un passo avanti nell’esame critico anche se non si scende all’esame dell’autenticita delle tre narrazioni.

Dopo quanto scrivono il Baronio, il Febonio, l’Egidij e l’Ughelli, arrivano i Bollandisti che mettono, per cosi dire, il dito nella piaga. Per questi, quasi tutto e favoloso e di difficilissima emendazione. Dubbi sono il periodo della narrazione, l’imperatore Decio o Dagno o Massimino o Massimiano, la città di Amasia, il lungo viaggio dalla Cappadocia o dalla Frisia, i lunghi discorsi teologici, la comparsa di Nicea e di Aquilina, il luogo del martirio, il numero dei martiri e tanti altri particolari. Completamente inventato 1’intreccio della narrazione. Appena salvabili la presenza di Rufino e di Cesidio nella Marsica, la loro predicazione, il loro martirio. Incerta appare la reazione degli studiosi successivi.
Il Corsignani si attesta sulle posizioni dell’Ughelli che ammette l’unicita del Rufino di Trasacco con quello di Assisi; il De Gasperis si sforza di salvare tutta la tradizione contenuta nel manoscritto trasaccano ancora ai suoi tempi conservato nell’archivio abbaziale; il Di Costanzo resta sulle posizioni dell’Ughelli.
Dopo la serie di questi eruditi scrittori, passa circa un secolo che costituisce come una silenziosa, ma utile decantazione di tutte le opinioni messe in ebollizione. Alla ripresa degli interessi letterari e in concomitanza degli studi archeologici comparati, ci si trova di fronte a scrittori che ormai si allontanano dalla vecchia trama dei manoscritti e si limitano di piu al vero o al verosimile.

La preferenza e per gli Atti di Pistoia e si vedrà, il perché. Il primo che segue la nuova linea e il Mezzadri che nel cap. III della sua opera, a pag. 24, sostiene che il corpo di San Rufino sia sepolto nella chiesa di Trasacco e che il santo di Trasacco sia diverso da quello di Assisi. Gia questo comporta un capovolgimento delle convinzioni passate. Viene poi il gesuita P. Nicola Angelini che nella sua citata opera, a pag. 9, dice testualmente:
“… E a cominciare dalla famiglia, e certo che Rufino e Cesidio… sono nomi romani; che fu in Roma la famiglia dei Cesidii derivatasi dalla Cesia, scritta nella tribu Pollia, e che appunto a questa tribu il paese dei marsi era aggiunto. Dietro la scorta de quali indizii, e di altri che con solerte studio si possono raccorre dagli archeologi, potrebbe forse taluno, seguendo le tracce segnate dal Rainesio (Synt. ins. Cl. I. n. 2), giungere a stabilire con sicurezza che S, Rufino e S. Cesidio trassero 1’origine ne Marsi e della famiglia romana o almeno italica dei Cesii o Cesidii creder si debbano.
Le quali congetture non del tutto spregevoli, tolgono viemmaggiormente fede alla gia bastantemente discreditata relazione di un vecchio anonimo, che fa venire S. Rufino infin da Amasia, sia poi dessa l’Amasia del Ponto, sia quella che or dicesi Marbourg nei confini della Frisia”. Immediatamente dopo e precisamente nel 1885 esce 1’operetta del nostro D. Domenico De Vincentiis il quale alle pagg. 11-12, condividendo con l’Angelini l’origine marsa dei Santi Martiri, espone una ipotesi che noi da tempo abbiamo fortemente accarezzata e cioe che il primo trascrittore dell’originale manoscritto abbia letto Amasia per A-Marsia.

Ecco le sue parole: “… A noi piacere notare con qualche autore che i nomi di Rufino e Cesidio sono schiettamente romani, che la famiglia dei Cesidii o dei Cesii appartenevano alla tribu Ufentina e certamente italica conserva una terminazione perfettamente latina. Onde seguendo le tracce del Rainesio si potrebbe venire a stabilire con quasi certezza che i SS. Rufino e Cesidio trassero la loro origine nei Marsi.
A confermare una tale ipotesi, distruggendo in tutto le vecchie memorie, vi abbisognerebbero ancora altri orgomenti; del resto non e improbabile che gli antichi compilatori e trascrittori delle memorie avessero scambiata Amasia con Marsia, che ai tempi de quali si ragiona era tuttora in fiore e non era venuta in quello stremo di abitanti e di importanza in cui cadde in appresso”.

E’ interessante constatare come questi scrittori, pur movendosi in incertezze di carattere archeologico, abbiamo sentito le necessita di cambiare rotta. Infatti dall’errore di trascrizione denunciato (Amasia per Marsia) derivava una irrazionale distanza e vuoto di tempo da riempire in qualche modo, naturalmente con episodi favolosi.

Viene poi il Blasetti che nella sua opera citata, nel tentativo di scavalcare ogni ostacolo, con una trovata piu unica che rara, immagina che i SS. Martiri oriundi della Marsica, siano stati mandati in Oriente dal Papa del tempo e successivamente siano ritornati in Occidente per stabilirsi nella terra di origine. Leggiamo a pag. 10 le sue parole: “… Viveva in quella città un tal Rufino Vescovo unitamente al suo giovane figlio per nome Cesidio i quali (oriundi marsicani erano stati invitati ad Amasia dal Capo dei fedeli a spargere i germi della religione cristiana), caldo il cuore tutto di Dio, raccoglievano in remoti e segreti Oratorii i fedeli di Gesu Cristo…”. Nella nota a fine della stessa pagina il Blesetti parla di un Manoscritto trasaccano ove aveva letto l’origine marsicana dei SS. MM.
Noi non lo conosciamo. Comunque sta di fatto che gli scrittori moderni, dopo 1’opera di ricerca degli scrittori del seicento, l’opera critica dei Bollandisti e la vacillante opzione degli scrittori del settecento, si sono orientati verso gli Atti di Pistoia gia dal Baronio ritenuti “fideliora”: piu fedeli.
Sugli studi piu recenti va messo in risalto quello del Prof. Aldo Brunacci, Canonico della cattedrale di Assisi che sulla “questione rufiniana” si e laureato con una eccellente tesi: “LAGGENDE E CULTO DI S. RUFINO IN ASSISI”; Perugia, 1955.
Tutti gli scrittori menzionati si sono distinti per competenza e onesta, esprimendo quanto di meglio suggeriva la scienza agiografica, apportando comunque e sempre nuova luce e chiarezza di idee.
Noi, ultimi arrivati, abbiamo il privilegio proprio di essere… ultimi.
Ciò permette di avere una panoramica completa dei lavori precedenti che possiamo vagliare e confrontare per trarre poi!e nostre deduzioni. Ci avvantaggia il fatto di riflettere in loco, sul posto cioe che fu teatro delle gesta dei SS. MM.
Quelli che hanno scritto lontani dalla Regione dei Marsi, senza averla visitata personalmente, non potevano rendersi pienamente conto di nomi di luoghi, di citta, di distanze, della configurazione del Lago Fucino ecc…, cosi hanno male interpretato i Manoscritti. Tra questi primeggiano i Bollandisti. Ugualmente siamo avvantaggiati dalle recenti scoperte archeologiche (il piu antico nome di Cesidio; la piu antica testimonianza del culto del dio Apollo) che se fossero state conosciute dagli antichi scrittori, avrebbeo distolto dal continuar a ripetere certe provenienze che oggi non reggono piu, con tutte le conseguenze che cio comporta.

Note

1) S. PIER DAMIANI

Nacque a Ravenna. Entrd nell’Ordine Camaldolese e divenne Abate nel monastero di Fonte Avellana, vicino Gubbio. Fu creato Cardinale e mori pieno di meriti nel 1072. Compose tra 1’altro un Discorso sui Miracoli di S. Rufino di Assisi, fondamentale per le notizie storiche del tempo e un INNO che e una parafrasi dello stesso Discorso.

2) CESARE BARONIO

Nacque a Sora il 30 ottobre del 1538 da Camillo e Porzia Febonio di origine trasaccana. Giovanissimo, fu indirizzato agli studi giuridici. Studio prima a Napoli e poi a Roma ove conobbe S. Filippo Neri che lo accolse volentieri tra i suoi discepoli. Dietro pressione del Santo scrisse il Martirologio Romano e gli Annali per i quali e rimasto famoso. Fu creato Cardinale da Papa Clemente VII il 6 giugno 1596 e per poco non gli successe. Mori pieno di meriti il 30 giugno del 1607. Nutri un grande amore per Trasacco che fece conoscere al mondo con 1’inserire nel Martirologio i SS. Rufino e Cesidio. Cosi scrive nella nota C del 31 Agosto: “… Inde enim maternum nos genus ducentes, res testatas, atque exspertas loquimur”:… Infatti avendo da li (Trasacco) avuto noi origine materna, parliamo di fatti attestati e controllati”. Anche Trasacco gli e stata riconoscente erigendogli un Monumento con un busto (ora sulla facciata est del campanile) e sotto 1’iscrizione (rifatta dal Cuciz e leggibile al lato destro appena si entra dalla Porta Delle Donne:

CAESARI BARONIO SORANO S.R.E. PRAESBYT. CARD. HINC EX
MATERNA ORIGINE ORIUNDO A Cesare Baronio di Santa Romana Chiesa Presbitero Cardinale
Originario di qui per parte materna

In sacrestia e esposto un quadro molto apprezzato raffigurante il Baronio con le insegne cardinalizie.

3) MUZIO FEBONIO

Nacque in Avezzano il 13 luglio 1597 da Titta e Donna Clelia De Grandis. Inizid giovanissimo i suoi studi a Roma chiamatovi dallo zio Cardinale Cesare Baronio. Si indirizzo presto verso gli studi storici e dopo alcune cariche curiali in Roma, desiderd ed ottenne di essere nominato alla prestigiosa carica di Abate di Trasacco ad appena 34 anni. Fu poeta e drammaturgo, ma il suo nome e legato alla HISTORIA MARSORUM opera che anche oggi e un punto di riferimento per le notizie sulla Regione dei Marsi. Nel 1650 lascio la carica di Abate di Trasacco e venne nominato Vicario Generale per essere mandato a Sulmona. Da questa citta, l’anno succesivo (1651) passo all’Aquila e quindi nel 1654 riapprodo nella Marsica. Venne immediatamente nominato Vicario Generale dei Marsi e si porto a Pescina dove mori il 3 gennaio del 1663. Fu stimato e lodato dai piu grandi storici dell’epoca. Trasacco gli ha dedicato la strada principale. Esiste anche un Circolo Culturale intitolato al suo nome. E pronta per la stampa una storia completa sul Febonio, ad opera dello scrittore Dott. Giorgio Morelli.

4) FERDINANDO UGHELLI

Scrittore fiorentino. Nacque nel 1595 ed e autore della monumentale opera ITALIA SACRA. Conobbe il Febonio a Trasacco e mantenne con lui una affettuosa amicizia rafforzata con fitto rapporto epistolare. A lui il Febonio consegno copia della Vita dei SS.MM. di Trasacco passata poi ai Bollandisti e pubblicata negli ACTA SANCTORUM.

5) I BOLLANDISTI

Benemerita Associazione dei gesuiti nella prima meta del 1600 ad opera di Roland Bolland. E tutt’ora esistente ed ha lo scopo di studiare criticamente gli ACTA SANCTORUM. Per gli ACTA trasaccani hanno scritto il Ferrari, il Papebrochio, il Sollier, il Pinio…

6) PIETRO ANTONIO CORSIGNANI

Nacque a Celano nel 1686 ed ivi mori nel 1751. Studiò a Roma ove si laureò in Legge, soggiornò alcuni anni a Napoli, quindi si trasferi a Roma divenendo familiare del Cardinale Fulvio Astalli. Ricopri molte cariche importanti sotto vari Pontefici. Fu Vescovo di Venosa, di Valva e Sulmona. Stoiico e letterario, fece parte di molte Accademie.

7) BARTOLOMEO DE GASPERIS

Nacque a Trasacco da ricca e nobile famiglia all’inizio del 1700. Fu Canonico, Archivista e poi Abate della chiesa di S. Cesidio. Ricopri la carica di Notaio Apostolico e di Giudice Ordinario riconosciuto dal Re di Napoli. Per tale carica stilo e sottoscrisse Contratti, Donazioni e Documenti lasciati in due volumi conservati nell’Archivio Parrocchiale. Ha scritto molto e le sua figura andrebbe meglio conosciuta e valorizzata.

8) LUDOVICO ANTINORI

Nacque in Aquila nel 1704. Fu molto devoto di S. Cesidio e viene ricordata la sua venuta a Trasacco nel 1765. Fu grande amico dell’Abate D. Bartolomeo De Gasparis. Di lui si conservano nell’Archivio Parrocchiale di Trasacco alcune lettere pubblicate recentemente da Giorgio Morelli. Ha lasciato molte notizie sull’Abruzzo conservate nella Biblioteca Provinciale dell’Aquila e raccolte in 54 Volumi.

9) GIUSEPPE DI COSTANZO

Dottissimo benedettino, Abate di S. Pietro in Assisi fino al 1806. Scrisse una voluminosa opera dal titolo: DISAMINA DEGLI SCRITTORI E DEI MONUMENTI RIGUARDANTI S. RUFINO VES. E MARTIRE DI ASSISI, 1797; un’altra opera pure interessantissima dal titolo: ODEPORICO in cui racconta dei suoi viaggi per mezza Italia, e in via di pubblicazione. A Trasacco venne il 19 luglio del 1799.

10) FRA BERNARDINO MEZZADRI

Scrittore romano della seconda meta del XVIII secolo, a lui una Vita di S. Cesidio che vide la luce nel 1769, dal titolo: MEMORIE ISTORICHE DELLA VENERABILE CHIESA ABBAZIALE COLLEGIATA E PARROCCHIALE DI S. CESIDIO PRETE E MARTIRE DELLA TERRA DI TRASACCO VICINO AL LAGO DI FUCINO DETTO CELANO. Di lui rimane un voluminoso carteggio col De Gasperis in cui si possono conoscere tutti i particolari per compilare detta Vita.

11) P. NICOLA ANGELINI

Scrittore gesuita della fine del XIX secolo. Lascih un’opera dal titolo: NOTIZIE INTORNO A S. RUFINO VESCOVO E MARTIRE PROTETTORE DELLA CITTA DI ASSISI, 1885. Scrisse con 1’intento di eliminare le Leggende apogrife poiche: “… non pareva piu oltre potersi tollerare nell’Ufficio Divino, solito a recitarsi nella citta e nella diocesi di Assisi… ”

12) FABIANO BLASETTI

Scrittore marsicano della fine del XIX secolo. Oltre alla “VITA DEL SACERDOTE E MARTIRE S. CESIDIO E DEL SUO PADRE S. RUFINO PROTETTORI DI TRASACCO, 1888, scrisse tra 1’altro: La grotta di S. Angelo presso Balsorano nella Valle Roveto -Lucus Angitiae, archeologia e storia Vita di S. Onofrio anacoreta, protettore di Paterno nei Marsi.

13) D. DOMENICO DE VINCENTIIS

Abate di Trasacco dal 1876 al 1921. Visse in un periodo molto delicato e drammatico della vita trasaccana. Subi le conseguenze dell’abolizione degli Enti Ecclesiastici e del terremoto del 1915. Si distinse per la sua mente equilibrata e per il suo da fare per la ricostruzione degli edifici sacri. Ha scritto un’opera dal titolo: NOTIZIE DEI SANTI RUFINO E CESIDIO MARTIRI, 1885, da cui traspare uno dei tanti tentativi per liberare la storia dalle tradizioni favolose.

14) DAL BRUNACCI

a) Venarucci: notizie storico-critiche di Assisi, 1806.
b) Cappelletti: Le chiese d’Italia, venezia, 1844.
c) Gams: Series episcoporum Ecclesiae Catolicae, Ratisbonae, 1873.
d) Sbaraglia: L’Umbria Sacra.
e) Guerrieri: Le cronache e le agiografie francescane… Gubbio, 1933.
f) Ferrari: Nova Topographia in Martyrologjum Romanum, Venezia 1609.
g) Galesini: Martyrologjum Sanctae Romanae Ecclesiae… annotatum, 1578.
h) Lubin: Martyrologjum Romanum Illustratum… 1660.
i) De Aste: Martyrologjum Romanum disceptum, 1716.
l) Spader: Assisiensis Ecchesiae prima quatuor luminaria, 1715.

Nel complesso un notevole numero di scrittori che fanno dei nostri Santi tra i piu studiati e discussi del martirologio Romano.

Testi tratti dal libro “Rufino e Cesidio”)
(Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

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